Il Museo Diocesano d’Arte Sacra di San Miniato (Pi) nasce nel 1966 ad opera di enti e personalità locali e per diretto interessamento del Professor Dilvo Lotti.

Fu uno dei primi musei diocesani in Italia ed è sito nella Piazza del Duomo, testimonianza architettonica della passata presenza degli Imperatori Svevi nella città. Il polo espositivo sorge nei locali che in precedenza accoglievano le sagrestie della chiesa di Santa Maria Assunta e San Genesio, oggi cattedrale, le cui notizie risalgono fino al 700 d.C. e che assunse l’attuale aspetto solo intorno al XII sec., periodo nel quale San Miniato gravitava nell’orbita di Federico II.

Nelle cinque sale nelle quali si sviluppa la struttura sono raccolte circa una cinquantina di opere provenienti da varie parrocchie della Diocesi dislocate secondo un ordine cronologico che parte dal XIII sec. fino ad arrivare al XIX circa.

Sono presenti parti rimosse di affreschi, tavole lignee, bassorilievi, statue lignee, croci bronzee, bacini ceramici, tele e un modellino in scala originale raffigurante la chiesa del SS. Crocifisso. Nominiamo qui di seguito alcuni  artisti di cui potrete ammirare l’operato: Maestro Francesco, Lorenzo Monaco, Rossello di Jacopo Franchi, Giroldo di Jacopo da Como, Jacopo di Mino del Pellicciaio o “Maestro degli Ordini”, Borghese di Pietro Borghese, Cenni di Francesco di Ser Cenni, Agnolo di Polo allievo di Verrocchio, Ludovico Cardi detto “il Cigoli”, Jacopo Chimenti detto “l’Empoli”, Lorenzo Lippi, Filippo Paladini, Giovanni Bilivert, Domenico Crespi detto “il Passignano”, Gianbattista Tiepolo, Camillo Sagrestani, Andrea Bonechi.


Per aprire una finestra sul mondo bisogna viaggiare, non solo in senso letterale ma anche con la mente. Colui che impara a fare questo può aprire nuovi orizzonti che investono la vita quotidiana e, dunque, anche la cultura.
Ma quando noi pensiamo alla conoscenza la associamo ad un’idea noiosa, fatta di anni passati sui libri o ad ascoltare lezioni tediose, ad un fossile chiuso dentro ad una teca, in poche parole ad una prassi accademica, tipica del mondo adulto.

Ma ci dimentichiamo che, spesso, il grande limite dell’accesso al sapere è dato dal modo in cui viene proposto. In particolare, spesso si propone un metodo di insegnamento che dà un eccessivo peso alla fase teorica dell’apprendimento e minor spazio a quella pragmatica.

La domanda è:  com’è possibile non utilizzare un così ricco patrimonio storico-artistico in una diocesi come quella di San Miniato, da tramandare ai giovani?

Una risposta risolutiva può essere data da un’impronta propedeutica innovativa sia nel rapporto umano con gli studenti, spesso sottovalutato, sia nelle tipologie d’approccio con le varie discipline.

L’interesse dei ragazzi, secondo il nostro parere, potrebbe essere suscitato dall’equilibrata commistione delle due necessità. Inoltre si dovrebbe tener conto di quali siano i loro interessi, farne tesoro, e poi progettare dei percorsi graduali, diversificati e originali d’incontro con l’arte, attraverso i quali sviluppare una conoscenza del territorio di origine e una coscienza dell’identità e dell’appartenenza ad esso.